
Il parco di Łazienki
Giunti nella capitale, Ewa mi mostra subito quello che è forse l'edificio più rappresentativo e al tempo stesso discusso della città: il Palazzo della Cultura e della Scienza (Pałac Kultury i Nauki). Costruito dai russi nel 1955 e inizialmente dedicato a Stalin, il Palazzo, con i suoi 231 Metri di altezza, è tra gli edifici più alti dell'Unione Europea. Simbolo della dominazione russa sul paese si è guadagnato, mi racconta Ewa, diversi soprannomi: Pajac ("pagliaccio", che in Polacco fa assonanza con palazzo), Siringa di Stalin e Torta di Matrimonio Russa. Varsavia è ormai una metropoli europea piena di grattacieli ma è facile immaginare come negli anni Cinquanta, al momento della sua inaugurazione, l'edificio risultasse in completa disarmonia architettonica con il resto della città. Si racconta infatti che dall'alto della sua terrazza si godesse la vista più bella di Varsavia, dato che da lì, almeno, il Palazzo stesso non era visibile. Nonostante le numerose critiche, l'immensa costruzione ha ospitato nel tempo personalità importanti, tra i quali, oltre a diversi capi di stato, i Rolling Stones e Leonard Cohen.

Un piatto di Gołąbki ("ł" si legge come una specie di "u")
Mentre cerco di decidere se il gigantesco palazzo mi piaccia o meno entriamo nella metro di Varsavia, composta da una sola linea che attraversa la città da Nord a Sud. Scendiamo a Służew, nella periferia Sud dove Ewa abita con la madre. Fuori dall'edificio è parcheggiata una Trabant in ottime condizioni. La macchina, prodotta a Zwickau, nella Germania dell'Est, era la vettura più comune usata nel blocco sovietico e viene ancora oggi ricordata, tra il nostalgico e lo scherzoso, come un simbolo del fallimento del modello russo. La casa è spaziosa e dotata di un moderno ascensore. Gl interni sono stati recentemente rinnovati e alcuni stereotipati mobiletti marroni sono tutto quello che resta del precedente design sovietico. Danuta, la madre di Ewa, mi accoglie alla porta e in breve ci mettiamo a tavola. Scopro così la prima piacevole sorpresa della cucina polacca: i Gołąbki, cucinati per l'occasione dal fratello di Ewa, sono un sostanzioso piatto tradizionale preparato avvolgendo della carne trita con foglie di cavolo e peperone. Il nome significa "piccione" ed è dovuto alla forma della pietanza che ricorda in qualche modo un volatile. La serata trascorre tranquilla e, tra chiacchere e vino, ho il privilegio di giocare a scacchi su una bellissima scacchiera fatta a mano che apparteneve al padre della mia amica.

Pałac na Wodzie
Per il giorno seguente è previsto un impegnativo giro turistico: approfittando della mattina soleggiata, si comincia con lo splendido e immenso parco barocco di Łazienki che ospita numerose costruzioni caratteristiche: il Palazzo sull'Acqua (Pałac na Wodzie), costruito nel mezzo di un lago artificiale, il Teatro Romano, suggestivamente popolato da pavoni, la statua del compositore Fryderyk Chopin, ricostruita dopo la guerra, e la Casa Bianca (Biały Domek), nella quale Luigi XVIII ha soggiornato per cinque anni durante il suo esilio. In un bar del parco ci concediamo un gustoso gofry, un dolce tipico composto da una cialda ricoperta di panna e cioccolato e quindi ci avventuriamo per il curatissimo giardino botanico dove fiori e scoiattoli si preparano a dare il benvenuto alla stagione estiva.

Panorama di Piazza Zamkowy. A sinistra le mura della città, al centro il Castello e a destra
la Colonna di Sigismondo, il monumento più antico della città (risalente al 1644)
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo con il tram il Castello Reale, ricostruito e restaurato negli ultimi cinquantanni grazie una sottoscrizione popolare. All'interno si alternano numerose sale magnificamente arredate. Rimango colpito in particolare dalla Stanza del Consiglio, sormontata da un dipinto raffigurante il Ducato di Lituania e Polonia. Noto che i polacchi sembrano ricordare il comune passato delle due nazioni con molta più intensità dei loro vicini baltici, come confermano i numerosi doppi stemmi che decorano le sale. Usciti dal castello, ci inoltriamo tra le piccole stradine della Città Vecchia (Starówka) fino a raggiungere la bellissima Piazza del Mercato sulla quale si affacciano numerosi locali e negozi per turisti. Al centro della piazza si trova la suggestiva Fontana della Syrenka, una sirena armata di spada, simbolo della città di Varsavia. Proseguendo lungo Freta Nowomiejska raggiungiamo il Barbacane, la fortificazione semicircolare che difendeva la città vecchia e, sulle sue mura, consumiamo una cena a base di Pierogi, i ravioli tipici polacchi (conosciuti in Lituania con il nome di koldūnai). Il sole sta ormai tramontando mentre riprendiamo lentamente la strada di casa.

La Vistola fotografata dal ponte Śląsko-Dąbrowski
Ewa deve frequentare un paio di lezioni all'università e così nei giorni successivi posso andare alla scoperta della città da solo: munito di mappa e di un fantastico biglietto urbano della durata di tre giorni (e dal risibile costo di 20 Złotych, pari a circa 5€) mi addentro nel quartiere di Śródmieście, che racchiude buona parte delle costruzioni storiche della città. Superato il Monumento al Milite Ignoto, passeggio nel caratteristico Giardino Sassone (Ogród Saski), uno dei primi parchi pubblici del mondo, un tempo sede di diversi palazzi in stile barocco. Mi sposto quindi verso la zona universitaria, rimanendo affascinato dall'imponente statua raffigurante Mikołaj Kopernik, in Italia conosciuto come Nicolò Copernico. Continuando lungo Nowy Świat raggiungo l'elaborato portale d'ingresso dell'Università e spostandomi verso Est arrivo alla Biblioteca dell'Università. I bassorilievi sulla facciata dell'edificio rappresentano le grandi conquiste scientifiche e letterarie del genere umano: un'approssimazione di pi greco, il grafico di una distribuzione gaussiana, la formula di struttura di alcune molecole, uno scritto di Platone in greco, e altri scritti in polacco ed ebraico. La sinuosa architettura del tetto della Biblioteca ospita un giardino botanico ed è di per sé un'attrazione turistica.

La Syrenka e la Piazza del Mercato
Il giorno seguente visito il Palazzo di Wilanów, anche noto come "La Versailles polacca", residenza secondaria di molti re del paese. Ritorno nella zona centrale di Varsavia e mi perdo clamorosamente a causa della perfetta simmetria del Palazzo della Cultura che si rivela essere un pessimo punto di riferimento. Fortunatamente, dopo qualche titubanza, riesco a raggiungere il tram numero 16 spostandomi così verso la parte nord della città. Attraverso il lunghissimo Most Gdański, il ponte sulla Vistola che congiunge i quartieri di Śródmieście e Praga.

L'eccentrico arredamento del Sen Pszczoły
Quest'ultimo è uno dei più antichi distretti di Varsavia e, come spesso accade nei centri abitati attraversati da un fiume, era una città a sè stante fino al 1791. Sembra che il poco originale toponimo, derivante dalla parola prażyć, letteralmente "bruciare", fosse stato scelto per ricordare lo sforzo di incenerire gli ettari di foresta necessari a far spazio al futuro villaggio. Oggigiorno Praga è considerato il quartiere degli artisti ed è composto in buona parte di vecchi edifici diroccati che offrono un'atmosfera molto bohémienne. Il quartiere ospita anche un discusso monumento, eretto poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, che celebra la liberazione della città da parte delle truppe sovietiche. L'opera, raffigurante quattro soldati dell'Armata Rossa a capo chino, è anche conosciuta, col fine di sottolineare il mancato intervento dei russi durante l'insurrezione del 1944, come "I quattro addormentati". Nel tardo pomeriggio Ewa mi porta in uno dei suoi locali preferiti, il Sen Pszczoły, situato in un palazzo di mattoni del quartiere. L'arredamento è davvero eccentrico: l'accesso al bagno avviene attraverso le porte di un ascensore, nel mezzo della sala è esposta una motocicletta e sul soffitto sono appesi di versi oggetti tra cui una bicicletta e dei motori di macchina.

La vista dal tetto della Biblioteca
Verso sera, come era nei nostri programmi, saliamo sul treno diretto a Cracovia (Kraków in lingua locale), una delle più antiche città del paese e un tempo capitale della Confederazione Polacco-lituana. Giunti a destinazione, stanchi dalle quattro ore di viaggio, non desideriamo altro che trovare in fretta l'ostello dove abbiamo prenotato. Mentre cammino rapidamente lungo le strade semideserte della città non posso fare a meno di notare, di tanto in tanto, illuminati dalla luce dei lampioni, delle statue o dei monumenti che il giorno successivo, dopo una bella dormita, riveleranno tutto il loro splendore.
Numerosi sono i luoghi di interesse che Cracovia offre ma, avendo solo due giorni a disposizione, decidiamo di seguire un itinerario principalmente turistico. L'attrazione sicuramente più significativa è l'immensa e ricchissima Piazza del Mercato (Rynek Główny), considerata la più grande piazza medievale di Europa. Al centro di questa sorge il Palazzo del Tessuto (Sukiennice) dove i mercanti medievali erano soliti trovarsi per contrattare e concludere affari; poco lontano la massiccia Torre del Municipio svetta tra le bancarelle turistiche e la folla di persone. Tutto intorno è un fiorire di monumenti, palazzi e chiese.

L'interno della Basilica di Santa Maria
Tra queste ultime, come mi racconta Ewa che aveva visitato la città qualche anno prima, la Basilica di Santa Maria è di certo la più notevole, soprattutto per il valore storico e culturale che ha assunto nel corso dei secoli: dalla sua torre più alta risuona ogni ora l'Hejnał Mariacki (letteralmente "L'alba di Maria"), un richiamo di cinque note suonato con la tromba e interrotto a metà della battuta finale. Questo per commemorare il soldato che, nel 1241, segnalò l'imminente arrivo delle armate mongole con questa melodia, senza riuscire però a portarla a termine in quanto trafitto a morte da una freccia. E' assolutamente impossibile descrivere a parole la magnificenza degli interni della Basilica, la ricchezza delle decorazioni, l'imponenza dell'altare e dell'ancòna gotica (la più grande del mondo) che lo adorna. Non posso che affidarmi all'immagine sovrastante.

Il Castello di Wavel
Il nostro itinerario prosegue in direzione del Castello di Wavel, sede leggendaria dell'omonimo drago. Si racconta che, all'epoca della costruzione della città, la collina su cui il castello sorge fosse dimora di un terribile drago particolarmente ghiotto di giovani fanciulle. Per metter fine al massacro, il re offrì in sposa la sua figlia più giovane all'uomo che avesse liberato la città dalla feroce bestia. I più coraggiosi cavalieri fallirono nell'impresa tranne Skuba, un povero apprendista calzolaio che, imbottita una pecora di solfuro, la diede in pasto al drago. Questi, colto da una sete irresistibile, bevve l'acqua della Vistola, che scorreva pigra intorno alla collina, fino ad esplodere. Ewa mi racconta la fiaba, molto popolare in Polonia, confessandomi la sua simpatia per il drago.

La Piazza del Mercato vista dalla basilica di Santa Maria.
A sinistra la chiesa di San Wojciech,
a destra la Sukiennice e la torre del municipio poco distante
Nel pomeriggio, grazie ai contatti di Couchsurfing.com, ci incontriamo con Marta, una simpaticissima ragazza originaria di Częstochowa che parla perfettamente l'italiano. Insieme ci inoltriamo nel pittoresco distretto di Kazimierz, che per oltre sei secoli ospitò una numerosa comunità ebraica. Il cielo si rannuvola, aumentando ulteriormente l'atmosfera che avvolge le strade di questa parte della città. Marta si districa con abilità tra i diversi punti di interesse: il monastero della collina di Skałka, con il suo caratteristico portale e la sua imponente cripta, la Chiesa di Santa Caterina, dove si sta tenendo un concerto di Mozart, e Endzior, un baracchino dove vendono un panino tipico chiamato Zakiepanka, preparato con una mezza baguette farcita con formaggio e prosciutto. Visitiamo anche un suggestivo caseggiato con annesso cortile che è stato usato come set per il ghetto ebraico nel film Schindler's List (di Steven Spielberg uscito nel 1993). Scopro così che l'infame campo di concentramento di Kraków-Płaszów, del quale la fabbrica di Schindler era diventato un sotto-campo, è situato pochi chilometri più a sud. Domandandoci ancora una volta come la follia di una simile persecuzione fosse stata possibile, concludiamo la serata all'Alchemia, un pittoresco locale il cui arredamento è tutto un rimando alle tradizioni e alla religione ebraica.

Una bancarella di Oscypek
Il giorno seguente, il nostro viaggio prosegue in direzione di Zakopane, una rinomata località turistica di montagna, soprannominata la "Capitale Invernale della Polonia" e situata a pochi chilometri dal confine slovacco. La zona, immersa tra i monti Tatra, è abitata dai Górale, un gruppo etnico di montanari che presenta caratteristiche culturali proprie. Nel corso dei secoli la comunità, originaria delle montagne che separano Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia, ha subito una forte diaspora, diretta in particolare verso Romania, Ucraina e Paesi Baltici. Ewa è particolarmente colpita dal loro dialetto, del quale riesce a capire solo poche parole, e dal loro forte accento che sembra divertirla molto. Non essendo in grado di percepire simili sfumature decido di concentrarmi sulla loro cultura culinaria gustando dell'ottimo Oscypek, un formaggio di pecora affumicato dalla forma particolarmente elaborata, e una delle cento zuppe tipiche della regione.

I Monti Tatra
La nostra gita è pero rovinata da un intenso acquazzone; da buon italiano suggerisco di aspettare che spiova nella calda anticamera del nostro accogliente ostello ma Ewa è di tutt'altro avviso: ricorrendo alla cultura popolare ("L'uomo non è fatto di zucchero") e ricordandomi che difficilmente passerò da quelle parti nel prossimo futuro, mi convince a proseguire. La pioggia si fa sempre più forte e in breve tempo la strada si trasforma in una specie di canale. Completamente fradici, troviamo rifugio a Villa Koliba, un museo sullo stile architettonico tipico della regione il cui principale esponente è il lituano Stanisław Witkiewicz. La tempesta non accenna a diminuire e, per non perdere il pullman che ci avebbe riportati a Cracovia, siamo costretti a uscire nuovamente all'aperto.

L'interno di Villa Koliba
Verso le cinque della mattina seguente partiamo dalla stazione di Kraków Główny con destinazione Łódź su un treno diretto a Szczecin. Fortunatamente Ewa veglia sul tragitto, altrimenti mi sarei risvegliato probabilmente nelle vicinanze del mar Baltico. Łódź, che nell'immediato dopoguerra, a causa della completa distruzione di Varsavia, è stata la capitale del paese, è una città principalmente industriale con pochi luoghi di interesse turistico. Fortunatamente Ewa conosce bene la città, dove ha studiato per diversi anni, e mi porta a visitare il Manufaktura, un complesso di edifici che ospita centri commerciali, musei e bar. L'area, fino a pochi anni prima abbandonata al degrado, è stata solo recentemente acquistata e rinnovata. La proprietà dei singoli appezzamenti che la compongono è sempre stata incerta: dopo la guerra le famiglie che li possedevano erano morte o emigrate e le ricerche vennero rallentate dal pesante apparato burocratico della Polonia sovietica. Di conseguenza solo recentemente, una volta scaduti i vincoli legali, si è potuto edificare su questi terreni senza correre il rischio di essere denunciato dai legittimi proprietari.

Il centro commerciale e ricreativo Manufaktura a Łódź
Verso pranzo ci incontriamo con Pavel a Kasia, due amici di Ewa che vivono da sempre nella città. Quasi sorpresi dalla presenza di un turista straniero, non esitano ad affermare, quasi con tono di scuse, che "A Łódź non c'è niente" ma nonostante questo "E' una bella città in cui vivere". Insieme ci incamminiamo lungo ulica Piotrkowska che, con i suoi cinque chilometri, è una delle strade commerciali più lunghe del mondo. L'ora del mio volo di ritorno si avvicina e Pavel mi offre uno strappo in macchina fino all'aeroporto. Superati i controlli di sicurezza e quello dei documenti, effettuato da una guardia burbera ed eccessivamente zelante, mi preparo all'imbarco sul Boeing 737NG di Ryanair. Provato dalla giornata iniziata molto prima dell'alba, mi addormento dolcemente mentre la Polonia scorre veloce sotto i miei piedi.
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