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Alcune canzoni di
Angelo Branduardi

 Angelo Branduardi
 

T = traduzione o versione originale
ASCOLTA = canzone ascoltabile
ASCOLTA = canzone che verrà aggiunta al più presto
G = tablature
N = note alla canzone
COMMENTA = commenti e voti
ASCOLTA = guarda il video


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Torna in alto Angelo Branduardi
Le migliori canzoni
TitoloPossibili Azioni
Biografia essenziale 
Alla fiera dell'est -  -  G  N (0)4.0 - 
Ballo in Fa#- - Ascolta -  N (0)3.0 - 
Cogli la prima mela -  -  -  - (0) -  - 
Confessioni di un malandrino - Ascolta G  N (1)4.0 - 
Donna ti voglio cantare -  -  -  - (0)3.0 - 
Il ciliegio - Ascolta -  N (0) -  - 
Il marinaio -  -  -  N (0)4.0 - 
Il poeta di corte -  -  -  N (0) -  - 
Il signore di Baux -  -  -  - (0) -  - 
La pulce d'acqua -  -  -  N (0) -  - 
La serie dei numeri -  -  -  N (1) -  - 
La sposa rubata -  -  -  - (1) -  - 
Per ogni matematico -  -  -  - (0) -  - 
Vanità di vanità -  -  -  N (0) -  - 


Torna in alto Biografia essenziale COMMENTA

Copertina album

Angelo Branduardi nasce il 12 febbraio 1950 a Cuggiono, in provincia di Milano. E' ancora un bambino quando la sua famiglia si trasferisce a Genova, città dove trascorre la sua gioventù.

Frequenta le scuole del quartiere dove comincia ad interessarsi alla musica. Essendo impossibile, per motivi economici, iniziare lo studio del pianoforte, Branduardi si dedica al violino, completandone gli studi nel Conservatorio Niccolò Paganini.

Ritornato a Milano, si iscrive all'istituto Tecnico per il Turismo, dove incontra una figura fondamentale per il suo sviluppo di cantautore, il poeta Franco Fortini. Inizia quindi a dedicarsi alla chitarra, strumento più vicino alle sonorità degli anni '70. Sempre in questi anni incontra Luisa Zappa, che sarebbe diventata sua sposa e collaboratrice negli anni successivi.

Branduardi comincia a comporre i primi pezzi, solitamente adattamenti di testi dei suoi poeti preferiti, tra i quali spicca "Confessioni di un Malandrino".

Il primo album, del 1974, arrangiato da Paul Buckmaster e prodotto dall'RCA, lo incide col titolo "Angelo Branduardi". Il successo di pubblico arriva però con "Alla fiera dell'est", 1976; la title track resta immediatamente impressa nell'immaginario di adulti e bambini, con la sua musica magica e dolce, e il testo tra l'ingenuo e il profetico.

Nel 1977 collabora all'incisione di "Samarcanda" di Roberto Vecchioni. Nel 1978 viene pubblicata "La pulce d'acqua", che contiene la stessa magia del disco precedente e riscuote ancora un buon successo di pubblico, e Branduardi partecipa al primo tour europeo insieme ad altri grandi gruppi del tempo, tra i quali il Banco del Mutuo Soccorso. Intanto si fa sempre più marcata la collaborazione con il musicista Maurizio Fabrizio che non verrà mai interrotta.

Con un totale di 19 album studio, 5 colonne sonore e 10 compilation, Branduardi è apprezzato in tutta Europa per la sua capacità di evocare atmosfere magiche e lontane nel tempo.

Per ulteriori informazioni su Angelo Branduardi consiglio di visitare il sito: http://www.branduardi.info


Torna in alto Alla fiera dell'est COMMENTA
Dall'album "Alla fiera dell'est" (1976)

Voto canzone: 4 (votanti: 1)
 
Copertina album
Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il gatto che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il cane che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il bastone che picchiò il cane
che morse il gatto che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il fuoco che bruciò il bastone
che picchiò il cane che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne l'acqua che spense il fuoco
che bruciò il bastone che picchiò il cane
che morse il gatto che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il toro che bevve l'acqua
che spense il fuoco che bruciò il bastone
che picchiò il cane che morse il gatto
che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E venne il macellaio che uccise il toro
che bevve l'acqua che spense il fuoco
che bruciò il bastone che picchiò il cane
che morse il gatto che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E l'Angelo della Morte sul macellaio
che uccise il toro che bevve l'acqua che spense il fuoco
che bruciò il bastone che picchiò il cane
che morse il gatto che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.
E infine il Signore sull'Angelo della Morte
sul macellaio che uccise il toro
che bevve l'acqua che spense il fuoco
che bruciò il bastone che picchiò il cane
che morse il gatto che si mangiò il topo
che al mercato mio padre comprò.

Alla Fiera dell'Est per due soldi
un topolino mio padre comprò.

Torna in alto Note alla canzone 

"Alla fiera dell'est" è liberamente ispirata ad un canto pasquale ebraico.

Torna in alto Ballo in Fa#- COMMENTA
Dall'album "La pulce d'acqua" (1977)

Voto canzone: 3 (votanti: 1)
 
Copertina album
Sono io la morte,
e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona,
perciò sono crudele, fiera e dura,
e non mi fermeranno le tue mura.

Sono io la morte,
e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona,
e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare,
e con l'oscura morte al passo andare.

Sei l'ospite d'onore
del ballo che per te suoniamo,
posa la falce e balla tondo a tondo,
il giro di una danza
e poi un'altra ancora,
e tu del tempo non sei più signora.

Sei l'ospite d'onore
del ballo che per te suoniamo,
posa la falce e balla tondo a tondo,
il giro di una danza
e poi un'altra ancora,
e tu del tempo non sei più signora.

Torna in alto Note alla canzone 

Il testo de "Ballo in Fa#-" è stato scritto da Luisa Zappa.
La melodia della canzone si rifà a "Schiarazula marazula" di Giorgio Mainerio (1535- 1582).
Grazie a Maria che ha fornito questa preziosa informazione.

Torna in alto Cogli la prima mela COMMENTA
Dall'album "Cogli la prima mela" (1979)

Copertina album
Bella che così fiera vai
non lo rimpiangerai
cogli la prima mela...
Bella che così fiera vai
non ti pentire mai
cogli la prima mela...
Danzala la vita tua
al ritmo del tempo che va
ridila la tua allegria
cogli la prima mela..

Bella che così fiera vai
non lo rimpiangerai
cogli la prima mela...
Bella che così fiera vai
non aspettare mai
cogli la prima mela...
Stringilo forte a te
l'amico che ti sorriderà
e fortuna a chi se ne va
cogli la prima mela...

Torna in alto Confessioni di un malandrino COMMENTA
Dall'album "La luna" (1975)

Voto canzone: 4 (votanti: 1)
 
Copertina album
Mi piace spettinato camminare
il capo sulle spalle come un lume
e mi diverto a rischiarare
il vostro autunno senza piume.
Mi piace che mi grandini sul viso
la fitta sassaiola dell'ingiuria,
mi agguanto solo per sentirmi vivo
al guscio della mia capigliatura.

Ed in mente mi torna quello stagno
che le canne e il muschio hanno sommerso
ed i miei che non sanno di avere
un figlio che compone versi;
ma mi vogliono bene come ai campi
alla pelle ed alla pioggia di stagione,
raro sarà che chi mi offende
scampi alle punte del forcone.

Poveri genitori contadini,
certo siete invecchiati e ancor temete
il Signore del cielo e gli acquitrini,
genitori che mai non capirete
che oggi il vostro figliolo è diventato
il primo tra i poeti del Paese
e ora in scarpe verniciate
e col cilindro in testa egli cammina.

Ma sopravvive in lui la frenesia
di un vecchio mariuolo di campagna
e ad ogni insegna di macelleria
la vacca si inchina sua compagna.
E quando incontra un vetturino
gli torna in mente il suo concio natale
e vorrebbe la coda del ronzino
regger come strascico nuziale.

Voglio bene alla patria
benchè afflitta di tronchi rugginosi
m'è caro il grugno sporco dei suini
e i rospi all'ombra sospirosi.
Son malato di infanzia e di ricordi
e di freschi crepuscoli d'Aprile,
sembra quasi che l'acero si curvi
per riscaldarsi e poi dormire.

Dal nido di quell'albero, le uova
per rubare, salivo fino in cima
ma sarà la sua chioma sempre nuova
e dura la sua scorza come prima;
e tu mio caro amico vecchio cane,
fioco e cieco ti ha reso la vecchiaia
e giri a coda bassa nel cortile
ignaro delle porte dei granai.

Mi sono cari i miei furti di monello
quando rubavo in casa un po' di pane
e si mangiava come due fratelli
una briciola l'uomo ed una il cane.
Io non sono cambiato,
il cuore ed i pensieri son gli stessi,
sul tappeto magnifico dei versi
voglio dirvi qualcosa chge vi tocchi.

Buona notte alla falce della luna
sì cheta mentre l'aria si fa bruna,
dalla finestra mia voglio gridare
contro il disco della luna.
La notte e` così tersa,
qui forse anche morire non fa male,
che importa se il mio spirito è perverso
e dal mio dorso penzola un fanale.

O Pegaso decrepito e bonario,
il tuo galoppo è ora senza scopo,
giunsi come un maestro solitario
e non canto e non celebro che i topi.
Dalla mia testa come uva matura
gocciola il folle vino delle chiome,
voglio essere una gialla velatura
gonfia verso un paese senza nome.

Torna in alto Note alla canzone 

"Confessioni di un malandrino" è l'adattamento della poesia "Ispoved´ khuligana", scritta dal poeta russo Sergei Aleksandrovich Esenin (1895-1925) nel 1920. Riporto la traduzione di Giuseppe Paolo Samonà del testo russo originale:

Non tutti son capaci di cantare
E non a tutti è dato di cadere
Come una mela, verso i piedi altrui.
È questa la più grande confessione
Che mai teppista possa confidarvi.
Io porto di mia voglia spettinata la testa,
Lume a petrolio sopra le mie spalle.
Mi piace nella tenebra schiarire
Lo spoglio autunno delle anime vostre;
E piace a me che mi volino contro
I sassi dell'ingiuria,
Grandine di eruttante temporale.
Solo più forte stringo fra le mani
L'ondulata mia bolla dei capelli.
È benefico allora ricordare
Il rauco ontano e l'erbeggiante stagno,
E che mi vivono da qualche parte
Padre e madre, infischiandosi del tutto
Dei miei versi, e che loro son caro
Come il campo e la carne, e quella pioggia fina
Che a primavera fa morbido il grano verde.
Per ogni grido che voi mi scagliate
Coi forconi verrebbero a scannarvi.
Poveri, poveri miei contadini!
Certo non siete diventati belli,
E Iddio temete e degli acquitrini le viscere.
Capiste almeno
Che vostro figlio in Russia
È fra i poeti il più grande!
Non si gelava il cuore a voi per lui,
Scalzo nelle pozzanghere d'autunno?
Adesso va girando egli in cilindro
E portando le scarpe di vernice.
Ma vive in lui la primigenia impronta
Del monello campagnolo.
Ad ogni mucca effigiata
Sopra le insegne di macelleria
Si inchina da lontano.
Ed incontrando in piazza i vetturini
Ricorda l'odore del letame sui campi,
Pronto, come uno strascico nuziale,
A reggere la coda dei cavalli.
Amo la patria. Amo molto la patria!
Pur con la sua tristezza di rugginoso salice.
Mi son gradevoli i grugni insudiciati dei porci,
E nel silenzio notturno l'argentina voce dei rospi.
Teneramente malato di memorie infantili
Sogno la nebbia e l'umido delle sere d'aprile.
Come a scaldarsi al rogo dell'aurora
S'è accoccolato l'acero nostro.
Ah, salendone i rami quante uova
Ho rubato dai nidi alle cornacchie!
È sempre uguale, con la verde cima?
È come un tempo forte la corteccia?
E tu, diletto,
Fedele cane pezzato!
Stridulo e cieco t'hanno fatto gli anni,
E trascinando vai per il cortile la coda penzolante,
Col fiuto immemore di porte e stalla.
Come grata ritorna quella birichinata:
Quando il tozzo di pane rubacchiato
Alla mia mamma, mordevamo a turno
Senza ribrezzo alcuno l'un dell'altro.
Sono rimasto lo stesso, con tutto il cuore.
Fioriscono gli occhi in viso
Simili a fiordalisi fra la segala.
Stuoie d'oro di versi srotolando,
Vorrei parlare a voi teneramente.
Buona notte! buona notte a voi tutti!
La falce dell'aurora ha già tinnito
Fra l'erba del crepuscolo.
Voglio stanotte pisciare a dirotto
Dalla finestra mia sopra la luna!
Azzurra luce, luce così azzurra!
In tanto azzurro anche morir non duole.
E non mi importa di sembrare un cinico
Con la lanterna attaccata al sedere!
Mio vecchio, buono ed estenuato Pégaso,
Mi serve proprio il tuo morbido trotto?
Io, severo maestro, son venuto
A celebrare i topi ed a cantarli.
L'agosto del mio capo si versa quale vino
Di capelli in tempesta.
Ho voglia d'essere la vela gialla
Verso il paese cui per mare andiamo.

Torna in alto Donna ti voglio cantare COMMENTA
Dall'album "Cogli la prima mela" (1979)

Voto canzone: 3 (votanti: 1)
 
Donna ti voglia cantare
donna la madre, donna la fine
donna sei roccia, donna sei sabbia
e a volte nuvola sei...
Donna sei acqua e sei fiamma
donna paura, donna allegria
donna saggezza, donna follia
e a volte nuvola sei...

Donna, donna sei l'ombra
donna sei nebbia, donna sei l'alba
donna, donna di pietra
a volte nuvola sei...
Donna, donna l'amica
donna sei nave, donna sei terra
donna, donna sei l'aria
e a volte nuvola sei...

Donna sei sete e vendemmia
donna sei polvere, donna sei pioggia
donna saggezza, donna follia
a volte nuovia sei...
Donna ti voglio cantare
donna sei luce, donna sei cenere
donna sei ansia, donna sei danza
e a volte nuvola sei...

Donna, donna sorgente
Donna sei erba, donna sei foglia.
donna, donna sei pietra
e a volte nuvola sei...

Torna in alto Il ciliegio COMMENTA
Dall'album "La pulce d'acqua" (1977)

Già ero vecchio e stanco
per prenderla con me,
ma il vecchio giardiniere
rinunciare come può
all'ultimo suo fiore,
se l'inverno viene già.

Già ero vecchio e stanco,
ma la volli per me
e il sorriso della gente
di nascosto accompagnò
il mio andare verso casa
e l'inverno viene già...

Lei era la più bella
che avessi visto mai:
sorrideva fra le ciglia
e il mio cuore riscaldava,
era l'ultimo mio fiore
e l'inverno viene già..

Poi anche il mio cillegio
a suo tempo maturò;
lei venne un mattino
a chiedernnene i frutti.
"Devo avere quelle ciliegie
perche presto un figlio avrò".

Io guardavo le sue guance:
più bella era che mai.
e sentivo dentro me
già crescere la rabbia:
"Chiedi al padre di tuo figlio
di raccoglierle per te".

Sorridendo come sempre,
le spalle mi voltò
e la vidi in mezzo ai prato
verso l'albero guardare:
era l'ultimo mio fiore
e l'inverno viene già.

Fu il ramo suo più alto
che il ciliegio chinò
ed il padre di suo figlio
così I'accontentò.

Già ero vecchio e stanco
per prenderla con me,
ma il vecchio giardiniere
rinunciare come può
all'ultimo suo fiore,
e l'inverno viene già.

Torna in alto Note alla canzone 

"Il ciliegio" è ispirata ad una ballata medioevale britannica. L'adattamento è di Luisa Zappa

Torna in alto Il marinaio COMMENTA
Dall'album "La pulca d'acqua" (1977)

Voto canzone: 4 (votanti: 1)
 
Siedi serena e aspetti il tuo uomo
che torna domani, se il cielo vorrà…
cerchi il sorriso
con cui ti lasciò
fra i solchi scuri
che il tempo disegna sul viso
di chi naviga il mare,
ed è sempre domani
e se il cielo vorrà…

Te l’ha giurato e sai tornerà;
l’uomo che amavi non mentiva mai.

Aspetti serena ogni uomo che torna
dal mare lontano verso il quale partì…
Forse da anni
lui naviga già
lungo correnti
che non porteranno ai tuoi fianchi
il suo amore, mai più…
ed è sempre domani
e se il cielo vorrà…

Te l’ha giurato e sai tornerà;
l’uomo che amavi non mentiva mai…

Torna in alto Note alla canzone 

Il testo de "Il marinaio" è stato scritto da Luisa Zappa.

Torna in alto Il poeta di corte COMMENTA
Dall'album "La pulce d'acqua" (1977)

E` venuto il corvo di mare
a predirmi la sorte:
"Tempo tu non avrai di fuggire...
Ti raggiungono già!
strapperanno i tuoi occhi,
bruceranno il tuo cuore!
tempo tu non avrai di fuggire...
ti raggiungono già!".

Io non ho paura di dovere morire
e tu vecchio corvo
i suoi occhi strapperai.
Io non ho paura, poichè a lungo ho cantato
e il suo cuore falso come il mio brucerà!

è venuto dal mare il granchio:
alla sua bocca aspetterà
di potere con l'ultimo respiro
rubargli l'anima.

E il mio signore non sa:
una sola volta non basterà
che l'avvoltoio divori il mio corpo
per far tacere per sempre il mio cuore.
E il mio signore non sa:
una sola volta non basterà
che l'avvoltoio divori il mio corpo
per far tacere per sempre il mio cuore.

Torna in alto Note alla canzone 

Il testo de "Il poeta di corte" è stato scritto da Luisa Zappa.

Torna in alto Il signore di Baux COMMENTA
Dall'album "Cogli la prima mela" (1979)

La casa sua il signore di Baux
l'ha costruita sui sassi...
La casa sua il signore di Baux
l'ha costruita sui sassi...
Passi di mille cavalieri
segnano i suoi sentieri,
vegliano dall'alto nella notte
gelidi i suoi pensieri...

La casa sua il signore di Baux
l'ha costruita sui sassi...
Gemono nel sonno i suoi cani
sognando della caccia,
siede a banchetto la sua dama
lo sguardo assorto...
fuoco e calore nelle sue sale
danze, colori e allegria,
canti e rumori, suoni di risa
nella tua casa, signore di Baux.

La casa sua il signore di Baux
l'ha costruita sui sassi...
e ancora lei rimane là
e guarda passare gli anni...
voli di uccelli verso il mare,
l'ombra dei suoi pensieri,
ha imbiancato le sue sale
il vento salato...
fuoco e calore nelle sue sale
danze, colori, allegria,
canti e rumori, suoni di risa
nella tua casa, signore di Baux.

Torna in alto La pulce d'acqua COMMENTA
Dall'album "La pulce d'acqua" (1977)

E` la pulce d'acqua
che l'ombra ti rubò
e tu ora sei malato
e la mosca d'autunno
che hai schiacciato
non ti perdonerà.

Sull'acqua del ruscello
forse tu troppo ti sei chinato,
tu chiami la tua ombra,
ma lei non ritornerà.

E` la pulce d'acqua
che l'ombra ti rubò
e tu ora sei malato
e la serpe verde
che hai schiacciato
non ti perdonerà.

E allora devi a lungo cantare
per farti perdonare
e la pulce d'acqua che lo sa
l'ombra ti renderà.

Torna in alto Note alla canzone 

Il testo de "La pulca d'acqua" è stato scritto da Luisa Zappa.

Torna in alto La serie dei numeri COMMENTA
Dall'album "Alla fiera dell'est" (1976)

E tu bel bimbo, bimbo mio dolce,
dimmi, cosa vuoi che io ti canti?
Cantami dei numeri la serie,
sino a che io oggi non la impari.

Unica è la morte,
niente altro, niente più...
due i buoi legati al carro,
e sono tre le parti del mondo,
quattro le pietre di Merlino,
che affilano le spade degli eroi.

Unica è la morte,
niente altro, niente più...
E sul cammino che il tempo fa
cinque finora sono le età,
e sono sei le erbe che
nel calderone il nano mescolerà...

Sette sono i soli, sette le lune,
otto sono i fuochi accesi a Maggio,
attorno alla fontana sono nove
le fanciulle che danzano alla luna...

Unica è la morte,
niente altro, niente più...
E dieci vascelli sono venuti
portandoci la guerra da lontano.
Undici guerrieri sono tornati
quand'erano in trecento a partire...

Unica è la morte,
niente altro, niente più...
E sul cammino che il tempo fa
cinque finora sono le età,
e sono dodici i mesi che
giorno per giorno, da sempre
segnando va.

E dodici ancora sono i segni
che tu puoi leggere nel cielo,
guerra tra di loro han dichiarato,
questa che ti canto sarà la fine.

Unica è la morte,
niente altro, niente più...
Allora la tromba suonerà,
avremo fuoco e tuono, pioggia e vento,
la serie dei numeri è finita,
per l'uno sai che non c'è serie:

Unica è la morte,
e due i buoi,
e tre la parti,
quattro le pietre,
cinque le età
e sei le erbe,
sette sono i soli,
sette le lune,
otto sono i fuochi
e nove le fanciulle,
ma dieci i vascelli,
undici i guerrieri,
dodici i segni,
dodici i mesi

e unica la morte,
da sempre madre del dolore.

Torna in alto Note alla canzone 

"La serie dei numeri" è tratta da una ballata medioevale bretone.

Torna in alto La sposa rubata COMMENTA
Dall'album "La pulce d'acqua" (1977)

Da tre notti non riposo
resto ad assoltare:
è la vipera che soffia,
soffia presso l'acqua.

Ho composto un canto nuovo,
vieni ad ascoltare
della sposa che al banchetto
mai più ritorno fece.

C'era un invitato in più
che la rimirava:
"Alla mia gente vorrei mostrare
il tuo abito da sposa".

Lei ingenua lo segui`
cerca di tornare,
fino a notte attesa,
lei non ritornò.

Se ne andava in piena notte
da solo un suonatore,
ma davanti gli si parò
il signore sconosciuto:

"Forse tu cerchi la sposa
che andò perduta,
se hai cuore di seguirmi
da lei ti condurrò".

E una barca lo portò
lungo un'acqua scura,
ritrovò la sposa
e aveva vesti d'oro.

"Il mio anello ti darò,
portale al mio uomo,
qui non soffro più
nè male nè desiderio".

Il suonatore si girò,
fece un solo passo
poi gridare la senti`
nell 'acqua che la soffocava.

Come luce lei brillava
quando sposa andò,
dove mai l'avrà portata
il signore che la rubò.

Da tre notti non riposo
resto ad ascoltare:
è la vipera che soffia,
soffia presso l'acqua.

Torna in alto Per ogni matematico COMMENTA
Dall'album "Il dito e la luna" (1998)

Copertina album
Per ogni matematico
c'è un senso d'infinito
nel dar la caccia ai numeri
già sfuggenti di per sè
c'è un sogno pitagorico
che a me non è servito
adesso che
nel due per tre
so cosa 6 per me

Per ogni matematico
che non si è mai pentito
d'aver sbagliato un calcolo
ch'è già grave di per sè
rimane un senso logico
che a me non è servito
adesso che
nel tre più tre
so cosa 6 per me.

Per ogni matematico
finisce l'infinito
se a confermar la regola
è l'eccezione di persè
ma resta un caso unico
che a me non è servito
adesso che
nell'io più te
so cosa 6 per me.

Torna in alto Vanità di vanità COMMENTA
Dall'album "State buoni se potete" (1983)

Copertina album
Vai cercando qua, vai cercando là,
ma quando la morte ti coglierà
che ti resterà delle tue voglie?
Vanità di vanità.

Se felice sei dei pensieri tuoi,
godendo solo d'argento e d'oro,
alla fine che ti resterà?
Vanità di vanità.

Vai cercando qua, vai cercando là,
seguendo sempre felicità,
sano, allegro e senza affanni...
Vanità di vanità.

Se ora guardi allo specchio il tuo volto sereno
non immagini certo quel che un giorno sarà della tua vanità.

Tutto vanità, solo vanità,
vivete con gioia e semplicità,
state buoni se potete...
tutto il resto è vanità.

Tutto vanità, solo vanità,
lodate il Signore con umiltà,
a lui date tutto l'amore,
nulla più vi mancherà.

Torna in alto Note alla canzone 

"State buoni se potete" è la prima colonna sonora realizzata da Branduardi, per l'omonimo film di Luigi Magni